Camill’ mammarèll’ – aneddoti di Felice Marcantonio

Scritto da Redazione il 17 febbraio 2012. Inserito in Costume e Società

Camill’ mammarèll’ era un uomo semplice, gran lavoratore. Durante la seconda guerra mondiale aveva patito, come tanti a Pretoro, la fame nel vero senso della parola. Quel poco che c’era in casa era sotto chiave e gestito dalla severissima nonna, Liberata, la matriarca della famiglia, da tutti chiamata za Libbrat’ mammarell’. Era così severa che una volta aveva punito il nipote lasciandolo digiuno perchè aveva osato sottrarre dalla dispensa, lasciata sbadatamente aperta dalla nonna, una fettina di lardo trasparente, diceva lui, per aiutare a trangugiare un tozzo di pane rinsecchito.  …(continua)

Dopo la guerra emigrò in Venezuela dove stette solo pochi mesi, non riuscì ad ambientarsi. Tornato a Pretoro sfoggiava di tanto in tanto qualche parola in lingua spagnola.

Non disdegnava in compagnia degli amici di alzare spesso il gomito con qualche bicchiere di più, ovunque se ne presentasse l’occasione. Capitò una volta di ritrovarsi brillo nel bar ristorante El Senor il cui proprietario Donato conosceva bene lo spagnolo. Uno degli amici di Camillo allora, mosso da questa coincidenza, lo invitò a dire qualcosa in questa lingua, come ad esempio si traducono i numeri. E Camillo subito: unos, duos, treos, quattros…! L’amico, tra l’ilarità degli altri, lo interruppe chiedendo: e cento, come si dice cento? E Camillo: centos…!

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