La neve – di Antonio Marroncelli

Scritto da Redazione il 5 febbraio 2012. Inserito in Costume e Società

E’ un pomeriggio d’estate, fa caldo, l’afa la fa da padrona, chi può resta chiuso in casa e chi è costretto ad uscire lo fa per necessità e con scarso entusiasmo. A passo lento la gente rasenta i muri per sfuggire ai raggi cocenti del sole e anche le voci sono basse e ovattate, ognuno tende a risparmiare energia per le ore migliori della sera. E’ naturale pensare al fresco in mezzo a tanto caldo.

Torno con la mente ad un indimenticabile e triste inverno vissuto nella mia infanzia. …(continua)

Era una giornata fredda con forte vento di tramontana e nuvole basse e scure. Di lì a poco avrebbe nevicato, dicevano. La gente, abituata, provvedeva febbrilmente a rifornire di legna il focolare, a fare provvista di acqua, a governare gli animali nelle stalle e a munirsi di un badile all’interno della porta d’ingresso.

Tutti erano all’interno delle case e sembrava che un naturale letargo fosse sceso sugli uomini e sugli animali. Solo il fragore del vento, che dalla grande quercia che sovrastava la casa si infilava sibilando attraverso il camino, rompeva il silenzio. Si fece completamente buio e mancò anche la luce; solo la flebile fiamma del focolare e un lume ad olio consentivano di muoversi dentro la cucina. Il vento si calmò e dopo cessò del tutto.

Il silenzio prese il sopravvento e una strana sensazione di vuoto si diffuse tutto intorno. Era il momento di porsi all’ascolto della voce della natura che si apprestava a dare inizio ad uno dei suoi cicli annuali più significativi. Nel crepuscolo della sera grandi fiocchi di neve sciolta ondeggiavano pigramente intorno agli alberi e alle case e si adagiavano in morbido strato sui tetti e sui campi. Per tutta la notte il crepitio ricorrente dei rami degli ulivi schiantati dal peso della neve ruppe il silenzio e riempì di angoscia e di preoccupazione l’animo dei contadini. Non fu una notte tranquilla.

Alle prime luci dell’alba la neve cessò di cadere e la gente attraverso i vetri delle finestre cercava di valutarne la quantità. Presto fu chiaro che se ne era accumulata circa un metro e che gli uliveti, a partire da quello avanti casa, erano distrutti. Io osservavo pensoso lo spettacolo con il naso premuto contro il vetro freddo della finestra.

Vedevo i campi completamente ricoperti da un candido manto bianco su cui emergevano solo i tronchi spogli e feriti degli ulivi, i tetti delle case e dei fienili carichi di neve debordante sulle grondaie, i sentieri scomparsi. Tutto appariva di un bianco accecante.

Dalle ciminiere incominciava ad uscire un filo di fumo. Nessuno ancora usciva di casa, ma tutti erano svegli. Il canto di un gallo ruppe il silenzio ma sembrava venire da lontano perché tutte le stalle e i pollai erano ancora chiusi e le fessure e le porte erano ricoperte di neve.

I passeri furono i primi ad apparire sulla scena con voli da un fienile all’altro alla ricerca di cibo. Quando mio padre aprì la porta di casa si trovò di fronte una barriera di neve di oltre un metro di altezza. Spalando la neve si aprì la strada fino alla stalla dove erano custoditi i polli e i conigli e così fecero tutte le altre famiglie. Allora non vi erano le strade e i mezzi di cui disponiamo oggi ed era normale aspettarsi almeno una settimana di clausura in casa in attesa dello scioglimento naturale della neve.

Le case erano fredde nonostante che il focolare fosse sempre acceso. L’unico posto vivibile era la stalla dove il calore emesso dal letame e dagli animali producevano un tepore gradevole che compensava l’inconveniente di qualche odore tipico del luogo al quale, peraltro, ben presto si faceva l’abitudine. Noi ragazzi così trascorrevamo il tempo dello scioglimento della neve giocando con piccole e poche cose e in compagnia di nonne e madri occupate a filare e a rammendare.

Antonio Marroncelli

Trackback from your site.

139 views

Commenti (1)

  • gloria massucci
    10 febbraio 2012 alle 22:40 |

    Belle immagini, sottili suggestioni, ci sono i colori, ci sono gli odori, ci sono le paure e le gioie di un tempo che fu…grazie
    Gloria

Lascia un commento

Ricevi un avviso se ci sono nuovi commenti. Oppure iscriviti senza commentare.