Zì Giuan’ – aneddoti di Felice Marcantonio

Scritto da Redazione il 12 febbraio 2012. Inserito in Costume e Società

Era fratello di mio padre, ultimo di quattro figli maschi…Arguto, magro, dalla battuta sempre vivace, spesso piccante. Aveva fatto la guerra in Grecia e ogni tanto mi raccontava lo stato di disperazione di quella dolorosa esperienza… Parlava ficcando nel discorso di tanto in tanto qualche strafalcione. Una volta mi disse che non sarebbe più andato a votare. Mi “ostengo”, disse, son tutti ladri, mi voglio ” ostenere”…   …(continua)Doveva riparare il pavimento della casa, mandò la moglie, zia Rosa, a ritirare le due pensioni sociali alle Poste per pagare il muratore. Alla zia raccomandò di metterli separati in posti sicuri quei soldi dato che a Pretoro in quei giorni giravano persone sospette e furti si erano già verificati. La zia fece tre o quattro malloppetti e li sistemò l’uno a fianco dell’altro nel primo cassetto del comò. I ladri arrivarono e senza fatica fecero bottino di tutto il danaro. La sera del fatto andai a trovare lo zio. Era in cucina, stava grattandosi la testa con entrambe le mani, non si era accorto della mia presenza. Lo sentii parlottare sottovoce: nc’ s’ pò crèd’r'…ma s’ pò èss’r’ cchiù scém’…nc’ s’ pò crèd’r’.. .

Mi vide e con tono più marcato, riabbassando la testa, ripetè: nc’ s’ pò crèd’r'! ( non ci si può credere!).

Felice Marcantonio

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