La stega – di Antonio Marroncelli

Scritto da Redazione il 11 marzo 2012. Inserito in Costume e Società

Mio padre aveva la passione per la fotografia e possedeva una macchina fotografica che spesso portava con se. Conservo una mia fotografia vestito da avanguardista, con tanto di fez con fiocco e stivali, che mi scattò dopo avermi sollevato di peso e piantato su un cumulo di neve ai bordi della strada.

Forse questa è la mia prima fotografia; avevo quattro o forse cinque anni ed appaio piccolo e gracile.
Io ero di scarso appetito ed ero fonte di continua preoccupazione specialmente per la nonna la quale non si capacitava di ciò pur in presenza di tutto il necessario in casa. A quel tempo essere magro non era un segno di buona salute, tutt’altro; io ero figlio unico e ciò era motivo di maggiore preoccupazione.
Si fece strada nella mente dei miei che forse ero oggetto di una fattura maligna da parte di gente invidiosa.   …(continua)

Allora si combatteva ciò ricorrendo all’opera degli stregoni (magoni) e così alcuni miei indumenti intimi vennero portati ad uno di questi che con riti di magia doveva liberarmi dal malocchio.

Trascorse qualche mese senza che si verificasse nessun miglioramento quando, su consiglio di alcuni parenti, decisero di portarmi da una fattucchiera che “esercitava” in paese. Si chiamava Marianicola di ire mun (giramondo) per l’abitudine di andare sempre in giro.

Marianicola abitava in paese in una angusta traversa della via principale in un fabbricato in cui tutto era piccolo, il soffitto basso, un localino a cui si accedeva mediante tre piccoli scalini di pietra direttamente dalla strada, la porta di ingresso e la finestra erano una porticina e una finestrella.

Tutto l’ambiente era scuro da nerofumo e pochi e in disordine erano gli arredi della cucina.

Contrastava con tutto ciò la statura di Marianicola la quale era sufficientemente alta tanto che per necessità aveva assunto in via permanente la figura ricurva piegata in avanti.

Aveva lunghi capelli bianchi e ricci in disordine che incorniciavano una faccia scarna e rugosa con qualche ciuffetto di peli scuri qua e là ai lati della bocca e sul mento; una blusa di colore non più definibile e una gonna stretta alla vita che si allargava a campana fino a rasentare il pavimento.

Insomma Marianicola era certamente una strega.

Si raccontava di lei che di pomeriggio si recava spesso al cimitero a far visita ai defunti e che un giorno si attardò oltre l’ora di chiusura rimanendovi richiusa.

Nel tentativo di uscire si arrampicò sul muro di cinta e camminando su di esso cercava di attirare l’attenzione dei rari passanti i quali, spaventatissimi, fuggivano credendo di vedere i fantasmi dei morti.

Mi condussero dalla fattucchiera la mamma e la nonna. Dopo alcuni preliminari dedicati alla mia situazione la strega dette inizio al rito mediante alcuni segni con la mano sulla mia fronte accompagnati da una litania di parole farfugliate e incomprensibili.

Poi si appartò in uno stanzino, una specie di buco oscuro, dal quale tornò poco dopo con un collare di stoffa dal quale pendeva qualcosa come un grosso francobollo formato da due pezzoline rettangolari di colore blù scuro cucito ai bordi su tutti i lati. All’interno c’era qualcosa che al tatto sembrava dei granuli.

Me lo mise al collo sotto la maglia pronunciando incomprensibili parole magiche e raccomandandomi di non toglierlo e di non aprirlo mai altrimenti il malocchio non sarebbe più scomparso. Dopo circa un anno ero guarito e l’inappetenza era ormai solo un lontano ricordo. Decisi allora di violare la consegna della strega e aprii il sacchetto.

Conteneva solo alcuni chicchi di grano e granturco. Ancora mi domando: fu la magia della suggestione o la naturale evoluzione del mio fisico a produrre il cambiamento ??
Non so, forse, chi lo sa !!!

Antonio Marroncelli

Trackback from your site.

97 views

Lascia un commento

Ricevi un avviso se ci sono nuovi commenti. Oppure iscriviti senza commentare.