Le suggestioni di un capolavoro: “Il voto”, di F.P. Michetti

Scritto da Tonia Orlando il 26 marzo 2012. Inserito in Cultura

Un incontro straordinario, quello con Francesco Paolo Michetti, artista poliedrico, moderno ed arcaico al tempo stesso, innovativo ed amante della migliore tradizione; è un autore che mi affascina… me ne innamoro.
Mi preparo ad un nuovo viaggio nella nostra provincia d’Abruzzo, con il suo territorio, la sua arte, la sua cultura.
Parto da Miglianico, un Comune posto su di una collina, che si estende a centotrentasei metri dal livello del mare, tra le sponde dei fiumi Foro e Dendalo. Un fertile territorio della provincia teatina, quello di Miglianico, che degrada verso il piano, circondato da filari di vigneti e uliveti che ne costituiscono la ricchezza e il prestigio e da tappeti color di rosa di pescheti in fiore.
A dominare la scena  del piccolo borgo, nella parte alta del paese, è l’imponente Chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo o Santuario di San Pantaleone, che edificato nel  XVI secolo, ospita la statua del  Santo, patrono della città. Si legge che il culto dei miglianichesi per San Pantaleone, medico e martire, fosse molto forte, da quando la sua statua fu portata nella splendida basilica che, per la sua conformazione, si eleva verso l’alto, attraverso due armoniche gradinate laterali esterne, che ne slanciano la figura, per rimanerne  custodita fino ai nostri giorni. Alcuni interventi praticati sulla Chiesa nel secolo scorso, hanno fatto sì che, tra le due gradinate esterne, si ricavasse una cripta che si estende alle fondamenta della costruzione.  …(continua)


Ho appreso, da ricerche fatte, che l’interno del tempio ospitava un affresco cinquecentesco raffigurante la Madonna tra due Santi e che lo stesso dipinto pare abbia ispirato il giovane D’Annunzio per la “Vergine Orsola”, una delle Novelle della Pescara e il Maestro Francesco Paolo Michetti, nella produzione de “Il voto”, un capolavoro senza precedenti:  il dipinto più discusso e controverso della vasta produzione dell’artista d’Abruzzo.
Nell’antica Chiesa, Michetti venne spesso, accompagnato dall’amico, fine conoscitore di cultura abruzzese, Antonio De Nino, nonché da Gabriele D’Annunzio, per partecipare alle manifestazioni devozionali che in questa si svolgevano.
San Pantaleone,  guaritore di tanti mali, martirizzato durante la persecuzione condotta contro i cristiani dall’Imperatore Gaio Valerio Massimiano, godette, fin dall’antichità, di un   vastissimo culto, sia in Oriente che in Occidente e i miglianichesi ,  questo, lo hanno sempre saputo.
Arrivo in paese in un nuovo pomeriggio domenicale di un fresco mese di marzo. Mi ritrovo nella piazzetta antistante il tempio che si affaccia su di una terrazza panoramica che guarda la dolce vallata in fiore, per le prime avvisaglie della primavera. Il primo colpo d’occhio mi dice che l’interno  del  tempio è estremamente semplice ma sobrio, solenne. Sulla prima parete della navata di sinistra è affrescata la grande sagoma di San Michele Arcangelo e sull’ultima di destra, in una teca preziosa ricoperta di stucchi dorati, la statua del Santo. Sull’altare maggiore un grande crocifisso, che per la sua veridicità, lascia sgomenti.
Provo un brivido all’idea de “Il voto”, il dipinto realizzato tra il 1881 e il 1883 da Michetti, che volle visivamente raccontare la festa del  ventisette luglio dedicata al Santo e mi raffiguro, all’interno della Chiesa, le scene dell’epoca, rimanendone profondamente commossa.
Ci fu una lunga gestazione dell’opera di cui ci stiamo occupando, attraverso la quale, il Maestro realizzò una ragguardevole serie  di bozzetti dal vivo, su carta, a  pastelli e a tempera, che guardano alla grande festa popolare e documentano il profondo studio dell’artista per il quale si servì del contributo della nuova, moderna, macchina fotografica
Un anziano miglianichese, conoscitore dei fatti, che mi accompagna in questo percorso di approfondimento e di memoria, mi racconta di un aneddoto che pochi commentatori conoscono e che ha a che fare con le visite di Michetti alla Chiesa di San Pantaleone. Pare che in un solare mattino di luglio, in occasione delle festività, il  Maestro, in compagnia dell’amico D’Annunzio, scattasse molte fotografie sul religioso flusso di fedeli presenti quel giorno e che, all’improvviso, scoppiasse un terribile temporale che disperdesse, in un attimo, la folla e interrompesse il clima festivo che si viveva. Ebbene, Michetti e D’Annunzio furono cacciati dal paese perchè ritenuti responsabili di un simile evento e puniti per aver usato uno strumento potente e diabolico come quello dello scatto fotografico.
Torno mentalmente ad accarezzare le immagini di quella immensa tela, sette metri di lunghezza e due e cinquanta di altezza, che segnò  una svolta determinante nell’attività artistica del Maestro, che da quel momento abbandonerà la tendenza del mercato   europeo e dei temi bucolici  delle armoniche contadine e pastorelle, per farsi reale ed oggettiva. Michetti era ora affascinato dalle corpose  interpretazioni  popolari, guardava alle grandi figure  ad olio, che gli permettevano di raccontare visivamente le enormi dimensioni comportamentali del popolo, della gente comune, nell’esercizio di tradizioni arcaiche, in una mobilità di forme e di giochi di luce e di colori, che davano vita ad una pittura carica di forza evocativa e misteriosa. Il dipinto voleva visualizzare il momento culminante della processione nel borgo abruzzese, in occasione della festività del Santo e Michetti, attraverso un sapiente uso delle immagini, riusciva ad immergere la vicenda in una  atmosfera  solenne e primitiva, fatta di ritualità e  di liturgie  antropico-religiose.
Dal sapore indubbiamente impressionista, “Il voto” è caratterizzato da elementi enfatici, forti, che sfociano nel retorico visivo. Il clima è potente; è descritta la folla dei devoti che si accalca verso il sagrato, per ringraziare il Santo, in una accozzaglia di figure in piedi, inginocchiate, o che procedono strisciando con le ginocchia e con la lingua, verso la benedetta immagine del Santo taumaturgo. Si tratta di un processo espressivo  che esercita il potere dell’artista in una facoltà di scelta nuova, di cui Michetti è estremamente appagato. I toni sono acri, a tratti violenti e finiscono per stravolgere i motivi popolari, per caricarli di una potenza che lascia l’osservatore attonito e commosso.
La grande tela fu acquistata all’esposizione Internazionale di Roma nello stesso anno 1883 e l’opera è attualmente conservata nella Galleria  Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea, sempre di Roma.
Esco dalla basilica che è già sera. La piazzetta, illuminata dalla luce calda dei lampioni si è fatta più bella e la vallata si è riempita di infinite luci. E’ un paesaggio dinamico, che colpisce con forti stimoli la mente e il cuore e che, nella gioia che provo, trovo simile ai miei “spazi interiori”. Mi allontano da Miglianico mentre penso che sia stato tutto molto bello.

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