Equitalia non paga i suoi debiti … – Paolo Damiano

Scritto da Paolo Damiano il 24 aprile 2012. Inserito in News

Equitalia non paga i suoi debiti …sembra essere quello che emerge per un creditore molto vicino a casa nostra. Infatti, De Cecco «aspetterebbe» il 13% del fatturato Decolla il business di De Cecco ma anche i crediti Iva non rimborsati. La multinazionale di Fara San Martino oggi vanterebbe crediti Iva verso Equitalia per 48 milioni, otto dei quali sarebbero maturati negli ultimi 5 mesi. L’attesa dei rimborsi si avvicina pericolosamente ai tre anni, come si desumerebbe dai bilanci della Fratelli De Cecco Spa. I 48 milioni di crediti sarebbero superiori ai 35 di Mol e rappresenterebbero il 13% del fatturato. E soprattutto rappresenterebbero risorse preziose per l’azienda e gli investimenti che la costringerebbero a un’oneroso credito bancario e a scontrarsi con il credit crunch. L’azienda preferisce non rilasciare nessuna dichiarazione ma fatti e numeri emergerebbero con chiarezza dai bilanci. Come in altri casi aziendali, Equitalia non avrebbe le risorse necessarie non solo per estinguere il debito con l’azienda ma nemmeno per ridurlo. Del resto è scontato che i crediti Iva della De Cecco sarebbero destinati a crescere ancora in mancanza di un intervento: da un paio d’anni la società sarebbe in grande crescita sia in Italia che sui mercati esteri.  …(continua)

Tanto che avrebbe deciso un maxi investimento di 30 milioni per gli impianti di produzione abruzzesi, sottoposti allo stress di quattro turni di lavoro quotidiani. L’investimento starebbe ora per passare realmente nella fase attuativa. Ma come si sarebbe accumulata nel tempo la montagna di crediti Iva? La De Cecco, come altre aziende del pastario, acquista beni e servizi con aliquote Iva che arrivano fino al 21%. Poi però il consumatore per l’acquisto della pasta, un bene primario, paga un’Iva del 4%. E questo spiegherebbe perché le aziende del settore sono “condannate” a maturare strutturalmente crediti Iva che Equitalia poi non riuscirebbe ad onorare ma che per le aziende rappresentano un’enorme palla al piede. Sono risorse (soldi propri) sulle quali De Cecco non può contare per l’attività quotidiana e d’investimento e che la costringe a rivolgersi alle banche anche per il capitale di funzionamento. Del resto anche scontare i crediti Iva ha il costo non trascurabile delle fidejussioni. Per di più realizzando all’estero il 45% dei ricavi, De Cecco non incasserebbe (come tutti) Iva sull’export e questo ridurebbe la possibilità di compensazione e aumenterebbe il credito. De Cecco produce pasta di semola e all’uovo, riso, sughi, farine olio e aceto (comprese pasta e olio bio): il maxi investimento da 30 milioni avrebbe l’obiettivo di potenziare la capacità produttiva del molino di Fara San Martino, fino a 15mila quintali giornalieri, e installare due nuove linee nello stabilimento di Ortona: la produzione di pasta arriverebbe a un milione di quintali l’anno. Lo scorso ottobre l’Antitrust russo avrebbe dato il disco verde a De Cecco per l’acquisizione degli impianti produttivi e dei marchi di pasta (13 regionali e 3 nazionali) della holding russa Ekooffice con un investimento di circa 40 milioni. Sotto il controllo della De Cecco sarebbero passati tre stabilimenti dislocati a Mosca, a Smolensk e a San Pietroburgo. Un’acquisizione strategica per la multinazionale abruzzese: quello russo è il quarto mercato mondiale per consumi di pasta e la De Cecco è diventato il terzo gruppo globale. Il gruppo De Cecco sarebbe controllato da una ventina di azionisti, tutti della famiglia, e appartenenti oramai alla quinta generazione. La crescita, nonostante oltre 200 milioni di debiti accumulati unicamente per sostenere lo sviluppo dell’azienda, è sempre nell’agenda della famiglia. Quest’anno il gruppo dovrebbe realizzare ricavi consolidati per 450 milioni, circa il 20% in più sull’anno prima. In Italia, quando si tratta di pagare le tasse il fisco non perdona. Basta anche un solo giorno di ritardo per far scattare cartelle di pagamento con sanzioni ed interessi da capogiro. Ma sul versante opposto, lo Stato, invece, si conferma un pessimo e tardo pagatore.

Il Segretario de La DESTRA Guardiagrele Paolo Damiano

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