La dote – di Antonio Marroncelli

Scritto da Redazione il 8 aprile 2012. Inserito in Costume e Società

Era il bagaglio che avrebbe accompagnato le ragazze verso la casa del futuro marito.

Alcune settimane prima della celebrazione del matrimonio la casa della futura sposa si trasformava in un bazar; venivano esposti in bella vista tutti i capi di abbigliamento, la biancheria, le coperte, le lenzuola, gli asciugamani, le calze, le pentole e tutto quanto necessario per attrezzare ed arredare una casa.

 All’esposizione partecipava il parentado ed il vicinato affinché tutti potessero ammirare e valutare la bontà e la quantità del corredo della sposa.

Veniva chiamata una donna esperta con il compito di “apprezzare” la dote.  …(continua)

In un quaderno venivano elencati minuziosamente e prezzati tutti i capi ed il totale in lire costituiva la dote che la sposa portava con sé. Esso costituiva un documento importante che la famiglia, e specialmente i fratelli, faceva valere in conto nella futura spartizione dell’eredità.

Era usanza consolidata che le case e i terreni fossero riservati ai figli maschi.

C’è chi vede in ciò la necessità di evitare l’impoverimento delle casate a causa di eccessivi frazionamenti delle proprietà.

Il fatto che erano le donne le vittime di una tale discriminazione non scandalizzava nessuno perché rientrava nella normalità degli usi e dei costumi.

Tutto il corredo veniva ordinatamente riposto in appositi bauli di legno.

Qualche giorno prima della celebrazione del matrimonio veniva caricata a dorso di mulo, due bauli per mulo, i quali drappeggiati dalle coperte e con fiocchi e nastrini rossi e campanelli pendenti dai finimenti, muovevano solennemente, tra la curiosità e l’ammirazione di tutti, in direzione della casa dello sposo.

Era normale che le ragazze smettessero di andare a scuola e di giocare all’età di dieci anni. Aveva inizio il lungo lavoro di preparazione della dote.

Ogni anno le famiglie coltivavano il lino necessario che alla raccolta veniva preparato in piccole fascine. Si portava a macerare nell’acqua del vicino torrente.

Dopo la macerazione e l’essiccazione al sole, con l’aiuto delle mamme e delle nonne, veniva trattato con un rozzo attrezzo di legno mediante il quale, per rottura e schiacciamento, si separava la fibra da utilizzare per la filatura.

La filatura veniva eseguita a mano servendosi di un sostegno denominato “conocchia” assicurato alla cintura e di una asticina cilindrica di legno chiamata “fuso” munito del fusaiolo pure di legno che fungeva da volano. Il fuso, con un piccolo uncino metallico, agganciava la fibra di lino e veniva fatto girare con le dita in modo da formare il filo per torsione.

Il filo doveva essere frequentemente passato per le labbra per essere inumidito con la saliva. Per favorire la salivazione necessaria era in uso tenere in bocca fave e ceci secchi. Dal fuso, con successive lavorazioni, si formavano i rocchetti che poi venivano usati per la tessitura.

Ogni famiglia possedeva un telaio e tutte le donne erano capaci nella orditura e nella tessitura. Si udivano, specialmente nei mesi invernali quando i lavori dei campi erano fermi, i colpi ritmati dei telai.

Le ragazze così trascorrevano il loro tempo sognando una buona dote, una buona sorte, un buon marito.

La tela, di colore marrone chiaro, veniva confezionata in rotoli di una determinata lunghezza e conservata in previsione della prossima sbiancatura.

In estate le aie e i prati venivano ricoperti da strisce di tela che venivano bagnate e poste ad asciugare al sole dalle ragazze finché si raggiungeva il colore bianco desiderato.

La tela costituiva il necessario per confezionare le lenzuola, le sottane, gli asciugamani, le tovaglie e quanto necessario.

Si passava successivamente alla orlatura ed ai ricami; qui si manifestava il grado di attitudine e di sapienza delle ragazze, le quali facevano a gara per produrre i lavori più belli che avrebbero fatto la loro figura nella esposizione prematrimoniale.

La dote non cessava mai di rappresentare un pensiero costante nell’intera esistenza delle donne che si acutizzava alla nascita di ogni figlia.

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