Un incontro dai colori del passato

Scritto da Tonia Orlando il 20 aprile 2012. Inserito in Cultura

Una telefonata, una cordialissima conversazione da buone amiche e gli accordi sono presi per la prossima visita. Dall’altra parte del telefono, una voce limpida e determinata. Parlo con la signora Lia Spadone Spoltore, discendente e custode storica della “casa museo” Federico Spoltore, sita nell’antico palazzo del quartiere Civitanova in Lanciano. Vivendo ambedue nella stessa città, ho sempre condiviso con Lia Spoltore un grande amore, che nel corso degli anni ci ha simbolicamente unite ed è quello per “Guardiagrele”. A Lia Spoltore basta solo nominarla Guardiagrele, che una luce le si accende in volto ed è  immediatamente tua, ti si affida, ne vuole caramente parlare.  …(continua)

Ebbene sì, diremo ancora una volta di Guardiagrele e Lanciano insieme, perchè il maestro Federico Spoltore, artista di fama internazionale, appartenne a Lanciano, dove nacque e a Guardiagrele dove visse molti anni della sua prima giovinezza e dell’età matura. Mi preparo, pertanto, ad una nuova esperienza artistico-culturale che, nell’attesa, già pregusto, mentre metto in moto le corde più profonde della mia sensibilità in modo del tutto speciale. Ad accogliermi nell’antico palazzo lancianese, è il signor Federico Spoltore, per gli amici Ico, nipote dell’artista.
Con grande cordialità, Ico mi apre ad un percorso di conoscenza approfondita della vita e dell’opera dell’illustre zio, affinchè ne parli con affetto e soprattutto lo presenti ai giovani del nostro tempo, spesso ignari della grandezza di autori ed artisti appartenuti alle nostre città, alla nostra  provincia.
Palazzo Spoltore è un vero gioiello.
Dichiarato di interesse  storico-artistico nel 1987 con Decreto del Ministro per i Beni Culturali e successivamente riconosciuto dalla Regione Abruzzo nel 2001, il Museo “Federico Spoltore” è uno scrigno documentale dell’attività intellettuale ed artistica del maestro. Spoltore era nato a Lanciano nel 1902, divenendo, durante gli anni Trenta, fino allo scoppio del secondo conflitto mondiale, uno dei massimi esponenti tra gli artisti di fama internazionale operanti in quell’epoca. Furono suoi i ritratti ufficiali  di Pio XI e Pio XII, di Re Boris di Bulgaria e della Regina Giovanna,   di Benito Mussolini, di Vittorio Emanuele III  e della Regina Elena e ancora di Hitler, di Stalin, del Presidente Truman e di Albert Einstein.
Dopo una serie di viaggi che lo vedono in America, Medio Oriente ed Europa, volle tornare a Lanciano nel palazzo trecentesco appartenuto ai suoi avi, dove ora mi trovo in compagnia della signora Lia e del figlio Ico.
Il palazzo si affaccia sull’antica chiesa di Santa Maria Maggiore e qui il maestro si spense il 14 aprile 1988.
Una volta dentro, già dalla prima stanza, hai la sensazione di immetterti in un tempio d’arte e di bellezza dove puoi  solo  osservare e godere di qualcosa che percepisci come edificante, consolatorio, che certamente avrà a che fare con immagini estetiche di cui, ahimè, nella nostra epoca, abbiamo smarrito il senso. La signora Lia mi aspetta ai piani superiori; ci incontriamo, ci abbracciamo. E’ un grande piacere vederla bene, lucida, presente, soltanto con qualche ruga in più che il tempo le ha splendidamente regalato. Sono stata altre volte ospite di questo suggestivo luogo che ora guardo con occhi nuovi, nell’intento di raccontarne gli aspetti più intimi e suggestivi che hanno fatto parte della vita dell’insigne maestro. La preziosa dimora è traboccante di oggetti d’arte appartenuti agli Spoltore, che il  fratello dell’artista, Enzo, marito di Lia, dopo la morte del maestro, curò con estrema attenzione, nella loro sistemazione, che vede collezioni di armi, di mobili, di maioliche, di argenti, di ferri battuti, di elementi di architettura ed altro.  Il Museo ospita l’Archivio Storico “F. Spoltore” dichiarato nel 1999 dalla Soprintendenza Archivistica per l’Abruzzo, di pregevole valore. Molte le lettere ed altro materiale cartaceo che vanno dai primi anni del ’900 ai nostri giorni; narrano le  vicende, i rapporti, i progetti del maestro e danno un valido contributo alla ricostruzione del profilo intellettuale ed artistico, nonchè umano di Federico Spoltore.
Sono molti gli angoli suggestivi all’interno delle mura del domestico museo, che i giochi di luce di un fiammante tramonto rendono più belli.
Proseguiamo chiacchierando con enfasi verso l’ultima stanza, la più suggestiva, lo studio del maestro. E’ un luogo incantevole. Le alte vetrate ai quattro lati della stanza ti fanno sentire in cielo, sopra i tetti della città, tra le rondini che si rincorrono in picchiata. In questo luogo Federico Spoltore produsse il meglio delle sue opere, in una ricerca coraggiosa  e sofferta di nuovi temi, nuovi contenuti.
Spoltore nasceva come “figurativo”, come “ritrattista”, ma la guerra era finita e si era portata via  un’epoca, uno stile, una tendenza
L’arte di Spoltore cambiava insieme con il suo tempo e il maestro si affacciava a scenari nuovi che, da quel momento,  egli  avrebbe espresso in un metodo nuovo, moderno Nasceva quello che lui stesso avrebbe definito  il” Centroemotivismo” in cui l’arte di Spoltore tocca vertici altissimi  di luce, di colori, di temi, in una ricerca sofferta e vigorosa di Assoluto. In quella nuova tendenza espressiva, il maestro si abbandonerà    in un mare di incontenibili emozioni, scatenate da eventi a lui cari e vicini, come potevano essere la morte di Tom, il cane fedele o la commossa, quotidiana partecipazione alla intensità della vita. Amò moltissimo la musica che risuonava spesso nelle sue stanze e in questa si lasciò andare, in un tumulto di forza e di potenza per produrre opere come la “Orchestrazione  Cosmica” o “Le Armonie Cosmiche” dove i suoni e i colori si allontanano dalla dimensione umana, per farsi spirituali, divini.
Intanto mi ritrovo intorno ad uno splendido  tavolinetto liberty, in compagnia dei meravigliosi padroni di casa, per consumare un buon thè alla pesca, inzuppato di morbidi pasticcini. Ico mi parla delle opere antiche, patrimonio di famiglia che le forze occupanti, durante il secondo conflitto mondiale, bruciarono e distrussero senza pietà, lasciando una scritta con il carbone su una parete delle tante stanze della casa, che recitava, a caratteri cubitali :”Perchè vi ricordiate”. Il signor Ico, all’epoca, aveva cinque anni e per molto tempo si porterà dentro il trauma di quei giorni bui.
Chiedo notizie della casa di Guardiagrele, il palazzo Gattone, ora Montanari-Spoltore, con i dipinti eseguiti da Federico Spoltore nel secondo dopoguerra che io ricordo di aver visitato quando ero piccola, con la maestra e i compagni di una quinta elementare. La signora Lia mi riferisce di quelle stanze affrescate che il maestro volle riempire di immagini faunistiche con orsi, uccelli, lupi o con i suoi fedeli cani  ”Tom e Fir” o ancora di immagini floreali. La seconda stanza ritrae Sant’Umberto, protettore della caccia e ancora Nicola da Guardiagrele con la sua croce processionale. Ci sono poi scorci di San Francesco con i frati ed un momento di caccia con il falcone. Una parete intera ritrae, invece, momenti che hanno a che fare con la parte alta del paese “Guardia” e quella bassa “Grele”; quest’ultima attaccata dagli infedeli e difesa dai cittadini armati della parte alta.
Con malinconia la signora Lia esprime il desiderio di voler  riaprire anche la dimora guardiese per farne un ulteriore museo. L’incontro è stato intenso. Saluto i miei amici con l’auspicio che anche il palazzo Montanari possa tornare ai suoi splendori.

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