Scritto da Redazione il 9 maggio 2012. Inserito in News

L’assessore ai Servizi Sociali Floriano Iezzi ritorna sulla festa del lavoro dopo le celebrazioni del 1° maggio che hanno fatto di Guardiagrele una delle capitali italiane del lavoro per la presenza fortemente voluta dall’amministrazione comunale del presidente nazionale dell’UNMIL (Unione Italiana Mutilati e Invalidi del Lavoro), il Cav. Vincenzo Tassoni. E’ approdato nella città di Guardiagrele, ai piedi della Maiella, con un seguito di iscritti all’associazione che raccoglie ex lavoratori segnati nel fisico da incidenti sul lavoro o malattie professionali. Tutti, insieme a diversi sindaci del comprensorio e semplici cittadini, hanno percorso in corteo le vie del centro storico per ritrovarsi ai piedi del monumento ai caduti del lavoro in via della Niviera. …(continua)

«Il mondo del lavoro sta cambiando velocemente, e con esso anche le modalità con cui si muore per cause connesse al lavoro. Per questo, la giornata del 1° maggio che abbiamo lasciato alle nostre spalle e che abbiamo celebrato a Guardiagrele con grande rispetto verso le vittime del lavoro, ha aperto delle riflessioni su temi nuovi  che vanno oltre la semplice ricorrenza.

Oggi i drammi del lavoro includono eventi come i suicidi di imprenditori o disoccupati, una fattispecie finora non adeguatamente considerata che va assumendo una importanza numerica sempre maggiore. Si tratta di un fenomeno intimamente legato alle crisi economiche che dovrà certamente essere ricompresso  tra le morti bianche, accanto agli incidenti classici che in Italia diminuiscono, ma in Abruzzo rimangono purtroppo costanti. 

Si muore perché i lavoratori e le stesse imprese respirano a pieni polmoni un’atmosfera di precarietà che spesso relega in secondo piano le esigenze sacrosante della sicurezza. La carenza di lavoro spesso costringe a sorvolare su norme di sicurezza che altrimenti sarebbero state magari maggiormente considerate.  

Emerge sempre più chiaro che il lavoro che sfugge e in qualche caso non c’è affatto sta ritornando prepotentemente sulla ribalta come fattore tragico che avvolge l’intera esistenza. 

Per esempio, c’è il paradosso che si può morire, oltre che di lavoro, anche di lavoro che non c’è, proprio perché la disoccupazione, cronica o appena sopravvenuta con un inatteso licenziamento, semina vittime come avviene in luoghi di lavoro pericolosi. 

Allo stesso modo, il pagamento di tasse e imposte, un momento che in sé non è schiettamente lavorativo, unitamente alla mancata riscossione di crediti, specie verso la pubblica amministrazione, schiude un mondo di disagio in cui versano migliaia di imprenditori onesti. Che possono reagire, e già avviene, in modi estremi togliendosi la vita o scaricando la rabbia con azioni inconsulte come fare irruzione armata in un’agenzia di riscossione minacciando stragi. 

Dobbiamo capire questi nuovi fenomeni e inquadrarli in una tematica amplificata del lavoro. Altrimenti, rischiamo di lasciarli alla episodicità della cronaca o, peggio, di confinarli nel  recinto del male oscuro che rende alcuni più deboli verso le avversità. È questo certamente un fattore predisponete molto importante che non deve però costituire un alibi per la società che ha l’obbligo di  agire in tutte le sue componenti verso un fenomeno di emergenza sociale. Ognuno, istituzioni, organi politici, imprenditori, artigiani, lavoratori dipendenti, sindacati, deve fare la sua parte nel rispetto del proprio ruolo, ma con un obiettivo che dovrebbe essere comune come spesso non è, proprio perché non esiste alcun vantaggio di qualcuno  senza un adeguato ed equo progresso e benessere della società nel suo complesso».  

Floriano Iezzi

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