Maria SS. di Carpineto e la Processione delle Verginelle

Scritto da Tonia Orlando il 13 maggio 2012. Inserito in Cultura

Nella mia ultima visita alla città di Rapino, avevo promesso a quanti mi hanno aiutata nel lavoro di ricerca su Basilio Cascella, che avrei parlato anche di altro, perchè Rapino è uno scrigno di arte, di tradizioni, di storia.
Ed eccomi, di nuovo a raccontare di contenuti che appartengono ad un territorio e ne fanno la sua grandezza, la sua particolarità.
Sempre la Dott.ssa Ferrante, responsabile del Museo della Ceramica, mi aveva volutamente introdotta ad un percorso di conoscenza del luogo, affinchè approfondissi, con i miei scritti e le mie sempre vive curiosità, aspetti che non conoscevo ma che, al contrario, per la loro bellezza, andrebbero condivisi e divulgati.
Come ogni anno, nel giorno dell’otto maggio, in un mese decisamente mariano, Rapino ha festeggiato la Madonna di Carpineto; una devozione antica, radicata nella cultura del borgo che risale al 1794. Fu una stagione afosissima quell’anno, dilaniata da una prolungata siccità che rischiò di bruciare tutto il raccolto e stremare la popolazione già dedita ad una  economia piccola piccola, fatta di semplice, umile sussistenza. …(continua)
Ebbene, il popolo di Rapino volle affidarsi a “Maria” e chiederLe in processione la grazia di aiutare la sua gente che con fede La invocava. La vergine non fece attendere il suo aiuto e durante la messa il cielo,  fino a quel momento minacciosamente terso, si riempì di nuvole che si aprirono ad una pioggia provvidenziale e come una linfa vitale, si riversò su un raccolto ormai inesistente. La dolcissima acqua  inzuppò  per giorni soltanto il territorio rapinese che con devozione e fede ardenti, aveva saputo strappare la sua grazia ad un cielo duro ed ingeneroso. La leggenda racconta,  inoltre, che sempre “la Vergine” apparisse più tardi, con un bambino tra le braccia, ad un giovane pastore e gli chiedesse di correre in paese per   di tornare con il Parroco, mentre Lei gli avrebbe controllato il gregge. Quando il giovane torna nel luogo santo, trova una statua di terracotta raffigurante “la bella Signora”: una Madonna tra i rami di un rigoglioso  carpine. Sono molti i contadini che arrivano nel posto benedetto e insieme vogliono portare la  statua nella chiesa parrocchiale; in realtà, il giorno successivo, la Vergine è inspiegabilmente tornata nella stessa dimora dove il pastore l’ha trovata, sempre su quel carpine, un albero delle Betullacee, con una corteccia liscia e grigia che ramifica ricoprendosi di un manto verde di foglie spesse e seghettate. E’ in quella macchia selvaggia che la Madonna vuole rimanere, perchè lì sarebbe stata eretta la Sua chiesa che i rapinese Le avrebbero dedicata.
Successivamente il popolo vuole che la statua sia condotta in processione, ma il peso di questa si fa così insopportabile che non sarà possibile spostarla e si deve ammettere che quella statua, prodotta in una rudimentale terracotta, dagli occhi di una intensità irresistibile, sia definitivamente ritenuta “inamovibile”; ancora oggi, in processione i fedeli ne portano a spalla una copia, mentre l’originale è custodita in una cripta sull’altare centrale del tempio.
Da quel giorno, ogni anno, Rapino celebra la Madonna di Carpineto, con una ritualità unica che si esprime con “la Processione delle Verginelle”. Si tratta di una manifestazione forte, suggestiva, fatta di immagini, di festa, di memoria. E’ un richiamo ai colori del” bianco” e del” rosa”  delle tuniche indossate dalle bambine che, impreziosito dal giallo solare degli ori, segue una liturgia di ringraziamento per quel giorno lontano del miracolo della pioggia e vede una corposa processione di bambine del borgo, tra i sei e i tredici anni di età, accompagnare la statua processionale, mentre offrono la loro purezza, la loro verginità, in un percorso di partecipazione collettiva e di percezioni intense. Alla Madonna viene offerta l’innocenza delle giovani, adornate di lacci d’oro, simboli di famiglia, abbondanza, condivisione, generosa offerta.
La Processione “delle Verginelle” venne ripristinata intorno agli anni 1952/54, dopo il secondo conflitto mondiale  e le bambine, debitamente preparate, ricoperte di ori, pettinate con boccoli e riccioli raccolti e sorretti dall’uso di aceto e olio, impreziosivano la solennità dell’evento e ne irrobustivano la forza antropologica.
In questa sacra rappresentazione c’è un labile richiamo alla immagine della” Dea della Montagna”, una statuetta bronzea detta “Dea di Rapino” depositata presso il Museo Nazionale della Civitella nella città di Chieti, trovata nella Grotta del Colle di Rapino in Località Piana della Civita, insieme con reperti rinvenuti ed appartenenti al Tardo-Paleolitico.
E’ il pagano che si fa divino, è il profano che si fa sacro. Scatti fotografici degli anni cinquanta, in un suggestivo ed intenso chiaroscuro del  bianco e nero, raccontano le prime processioni delle “Verginelle di Rapino”; sono di una bellezza vertiginosa. Narrano di un Abruzzo lontano, arcaico, dove la liturgia religiosa è di una potenza carismatica ed unisce l’anima di tutto il popolo in una volontà comune, commossa, coralmente condivisa. Sono valori che sostengono una intera   comunità, capaci di trasmettere forza, energia, legati alla potenza del Soprannaturale, vissuto in un umile, sacro, ossequioso rispetto. I lacci d’oro indossati dalle bambine sono molti, abbondanti, generosi, è quanto la famiglia si sente simbolicamente di offrire attraverso le loro piccole creature, in una vetrina di capolavori prodotti da maestri orafi di Guardiagrele e di Orsogna, lavorati finemente in sottili e raffinate trame di rame e filigrana. Sono quegli ori che accompagneranno il cammino delle giovani vergini quando passeranno dall’infanzia alla adolescenza e in seguito, al matrimonio e di qui all’età matura. L’oro evoca un percorso di vita, è quanto di più caro e prezioso la famiglia abbia ed è giusto che sia mostrato ed offerto, insieme con l’innocenza delle piccole creature.
Anche oggi, la Processione della Madonna di Carpineto riesce a commuovere l’animo del visitatore anche più distratto; partendo dalla Chiesa parrocchiale di Sal Lorenzo,dove preleva la statua della “Vergine”, questa si snoda composta, attraverso il lungo paese, fino a giungere al suo Santuario, giù in fondo alla discesa, tra il verde rigoglioso dei lecci e dei carpini. Sono molti i fedeli che partecipano e tanti i bambini, mentre si prega e si intonano inni alla Madonna  e “le Verginelle”, come un tempo, restano il legame più forte con la tradizione; indossano , come allora, tuniche rosa e bianche, i capelli intrecciati, raccolti da corolle di fiori e sul petto lasciano cadere catene dorate, simbolo di un passato e di una identità culturale e religiosa che resiste.

Trackback from your site.

350 views

Lascia un commento

Ricevi un avviso se ci sono nuovi commenti. Oppure iscriviti senza commentare.