Storielle pretoresi – Felice Marcantonio

Scritto da Redazione il 11 maggio 2012. Inserito in Costume e Società

Zì Pitr’ Ddam’socc’

Zì Pitr’ aveva un intercare originale. Dialogando inseriva nel discorso spessissimo le due paroline: zia saij’. Raccomandava prudenza in macchina  con la frase: t’arcummann’, zia saij’ oppure: gnarvì a cas’…salot’m’ a pètt’,zia saij’. Subito dopo il 1968 era molto critico verso i giovanotti del paese che considerava svogliati ed indifferenti.

Una volta, ubriaco, assisteva alla processione del venerdì santo col Cristo morto e la madonna Addolorata. Al passaggio dinanzi a lui della statua del Cristo disteso nel sudario e pensando a quei giovani paesani, secondo lui fannulloni e violenti, così si espresse: o voit’ ch’ ta nom’ fatt’? E poi,guardando la Madonna, aggiunse: pénz’c’ Téu a quiss’, zia saij’….!

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