Aneddoti di Felice Marcantonio

Scritto da Redazione il 2 giugno 2012. Inserito in News

Ndiun’, così lo si chiamava a Pretoro…Il vero nome era Antonio. Piuttosto tozzo, lo si vedeva di buonora al mattino col suo asinello recarsi nei campi ove restava per tutto il giorno accudendo ora a zappare col bidente, ora a potare, ora a raccogliere le olive ed a tutte le altre attività di contadino che la campagna reclama. Aveva sposato una donna molto più alta di lui za Anna che qualche volta lo accompagnava ma che preferiva di gran lunga starsene a casa. Non avevano avuto figli. Un bel giorno za Anna si dichiara malata, si mette a letto e buonanotte suonatori. Si diceva soffrisse di ipocondria…Era diventata insomma malata immaginaria e non fu trovato nessun rimedio efficace che risolvesse il caso. Antonio dovette cambiar vita per accudire la moglie ed i campi. E questo per una decina d’anni. Un giorno Ndiun’ si ammalò seriamente, le cure non ebbero effetto e poco dopo fu chiamato il prete per l’estrema unzione. Il giorno stesso in cui il marito si “allettò” za Anna, chissà per quale intervento miracoloso, si alzò dal letto guarita completamente. E premurosamente curava come poteva il compagno. Ndiun’ in breve si aggravò e za Anna proprio quando il marito stava per rendere l’anima a Dio, gli sussurrò all’orecchio: Ndò, ch’ doic’, t’ l’aia còc’r’ nu pp’cciunèll’…E Antonio con un filino di voce: n’n m’ fa rét’r'….Poco dopo spirò. La vedova visse felice e contenta per una quindicina di anni ancora…

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