MA CHE BRAVO RAGAZZO! di Peppino Ferrari

Scritto da Peppino Ferrari il 18 luglio 2012. Inserito in Costume e Società, Cultura

A volte basta poco: una vecchissima foto in bianco e nero straziante (come a volte la Juve appunto) per le remotissime suggestioni o una vecchia canzone evocanti passioni di una volta ” Allacciamoci nel tango, bella pupa fior del fango” per far scattare un flash back  delle palpitazioni giovanili, di quelle non confessate e forse proprio per questo più struggenti: riaffiorano gli impacci e le fatali esitazioni che hanno lasciato ingombranti macerie che mi illudevo rimosse.

Ricordo che giocavo a fare il bravo ragazzo, affidabile,  compito, rispettoso, di buoni principi  ai quali però facevo seguire quasi sempre pessime conclusioni.  …(continua)

Con la donna (che idealizzavo al massimo), mi sentivo indubbiamente inadeguato: credevo fosse un complesso e invece no: ero proprio inadeguato, perché sospirare e soffrire per una passione segreta più che da romantici è da cretini: è come rifiutarsi di comprare i biglietti della lotteria e poi stare a disperarsi di non vincere mai.

Queste sospirose passioni così segrete che  spesso la stessa interessata non ne era a conoscenza, la necessità di non poter “infangare” una bella amicizia denunciavano,  una banalissima insicurezza  un gioco fine a sé stesso, quello che da noi viene definito, un po’ sprezzantemente: “far l’amore con le monache”.

Un po’ il solito contrasto tra il cervello (non si deve infangare una bella amicizia) e il cuore che ovviamente pensava solo ad infangarla, e assurdamente, in un affare di cuore, mi affidavo al cervello, dimostrando così di averne pochissimo.

Fu allora che incominciai ad inserire,  più o meno velatamente,  nei corteggiamenti l’eventualità di  poterci permettere “na cusarelle” che  mi faceva sentire tanto tremendo, finchè una tizia di Pescara un giorno sbottò: “devo ripartire domani ma sta “cosarella” quando cavolo la facciamo?” lasciandomi in balìa di una sbigottita mortificazione.

 Adesso quando una donna su Face-book chiede di essere mia amica,  superato l’ immediato tormentone: “in che senso?” cavallerescamente, o stupidamente che poi è la stessa cosa, la concedo senza esitazioni con il tormentoso miraggio di un altro tipo di amicizia finalmente da infangare almanaccando che in fin dei conti il Padreterno ebbe a crearci per l’appunto dal fango.

Se non che registrato ormai un desolante calo di “pulsioni”, mi tocca giocoforza tornare ad impersonare il bravo ragazzo di una volta,  così che   l’ “Allacciamoci nel tango, bella pupa fior del fango” torna ad essere solo una scipita canzonetta, e resto a  farmi coraggio ripetendomi che in fin dei conti l’età è solo un puro “accidente”…… Accidenti a me!

Peppino Ferrari

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