…storielle di Felice Marcantonio

Scritto da Redazione il 29 luglio 2012. Inserito in News

Min’ Lisandr’, Erminio Pellegrini, figlio di Alessandro, da cui l’epiteto Lisandr’, è un personaggio che sa suscitare buonumore dovunque si trovi. Racconta i fatti salienti che gli sono capitati con una mimica tale da provocare sorriso appena esordisce. Lui è stato, e tuttora è nonostnte l’età avanzata, produttore e venditore di manufatti di legno per usi vari. Ancora ora, ma più da giovane, è tipo particolarmente apprensivo Intorno ai 40 anni notò che la cuffia del cambio del suo biroccio con cui girava per le fiere era stato rosicchiata da un topolino. Comprò del veleno per topi e lo distribuì nell’abitacolo a mani nude senza nessuna precauzione. Partì da Pretoro prestissimo per la fiera di Lanciano. Arrivò sull’albeggiare. Si fermò vicino ad una fontana, accese una sigaretta e si avvicinò per bere e per sciacquarsi la faccia. Intravide che la sigaretta che stava fumando era diventata gialla, guardò le mani, anch’esse gialle. Cercò di lavarle ma senza successo. Era in preda ad uno stato d’ansia indicibile quando comparve per caso una signora che conosceva, anch’essa di Pretoro, la quale preoccupata gli disse: a Mì, che ta succéss’… n’ stì bbun’…e téu tì tótt’ a faccij’ a ggiall’…! Min’ quasi svenne, pensò al veleno che aveva toccato con le mani con le quali si era anche toccata la faccia, temette di morire. Riuscì non si sa come a raggiungere una farmacia e balbettando raccontò al farmacista l’accaduto. E ripeteva tremebondo: oddì mo mm’ mór’…oddì mo mm’ mór’…Il farmacista riuscì a calmarlo dicendogli che per uccidere un topolino ci volevano 30 g di quel prodotto, quindi averlo solo toccato non poteva uccidere un uomo. Così rassicurato corse ad abbracciare il farmacista e baciandolo più volte ripeteva: grazij’ dottò, mi sì salvat’ la vóit’…….!

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