Il postino, chi era costui? – di Luciano Vitacolonna

Scritto da Luciano Vitacolonna il 10 settembre 2012. Inserito in News

Questa volta, contrariamente al solito, non tedierò i miei cinque lettori con questioni di letteratura, linguistica o dialettologia. Dalle alte e sublimi sfere del linguaggio (letterario e non) scenderò nelle basse e volgari regioni della burocrazia e della labirintica organizzazione di certi uffici pubblici. Insomma, dalle stelle alla stalla. Racconterò, quindi, in un paio di puntate, l’ultima avventura occorsami presso l’ufficio postale della nostra ex-ridente Guardiagrele. Avventura che è a metà strada fra il teatro dell’assurdo e il grottesco, con sfumature da incubo kafkiano, e che forse solo il nostro caro Peppino Ferrari – con la sua “verve” e la sua “facultas lepide scribendi” – saprebbe adeguatamente narrare.

Or dunque, il giorno 7 settembre mi viene recapitato un “avviso di giacenza” di una probabile raccomandata. La tipologia della missiva da ritirare è indicata con una sigla che dovrebbe essere AG. Dico “dovrebbe essere” perché il secondo grafema di questa sigla non è facilmente identificabile. …(continua)

Mi presento verso le ore 14:20 all’ufficio postale (la precisione è d’obbligo nelle faccende burocratiche). Una impiegata mi chiede chi sia il destinatario di detto avviso, io faccio il nome e cognome del destinatario e lei fa: “Voi siete Luciano Vitacolonna?”, e io rispondo di sì. E qui incappiamo in una grave mancanza (chiamiamolo pure distrazione) dell’impiegata. Infatti, o lei già mi conosceva, e quindi era inutile chiedermi “Voi siete Luciano Vitacolonna?”, oppure non mi conosceva, e quindi doveva chiedermi un documento di riconoscimento. In termini logico-linguistici: se io dico a un tizio che non mi conosce: “Io sono Einstein”, resto nella pura intensione (intensione con la “s”), ma non assicuro a quel tizio che l’estensione sia quella corretta (ossia che alla mia persona corrisponda nel mondo reale l’essere-Einstein). Detto più semplicemente: se io dico “Sono X”, bisogna dimostrare – documenti alla mano – che io sono davvero X. Altrimenti che ci stanno a fare carte d’identità, passaporti, patenti, codici fiscali e compagna bella?

Comunque, la suddetta impiegata mi dice che io non posso ritirare la raccomandata perché (1) essa è ancora in possesso dei postini che non ancora rientrano e il cui rientro è previsto per le ore 16; (2) che in ogni caso la consegna della raccomandata dipende dalla disponibilità (bontà) del postino; (3) e che comunque la raccomandata non mi può essere consegnata prima del giorno 10 settembre. Quando faccio presente che il 10 settembre non posso tornare all’ufficio postale perché sono fuori per motivi di lavoro, la (sempre suddetta) impiegata se ne esce con un gentilissimo “Fatti suoi” (passando dal “voi” al “lei”). Al che io mi inalbero (per usare un eufemismo) e mando l’impiegata a quel paese (per usare un altro eufemismo).

Una considerazione finale (per ora): se io ricevo un avviso di “giacenza”, significa che qualcosa (per es. una raccomandata), “giace”, ossia sta, si trova, è conservata, in un dato luogo (in questo caso l’ufficio postale di Guardiagrele); se questa raccomandata è nelle mani dei postini che “devono ancora rientrare”, allora la raccomandata non è “giacente”, bensì “itinerante”. En passant: se poi questa (eventuale) raccomandata giacesse per sempre (in senso cimiteriale), sarei molto felice, perché temo che si tratti di una multa comminatami con tanta solerzia dai vigili urbani del nostro ex-ridente paesello, i quali hanno molto a cuore che di giorno uno non superi il limite massimo di velocità (piazzando l’autovelox anche in località prive dei cartelli con su scritto “Zona sottoposta a controllo elettronico”), ma ignorano (non nel senso di “non sapere”, ma nell’altro) assolutamente che alle 2 o 3 della notte motociclisti e automobilisti maleducati infrangono la quiete pubblica e rendono impossibile il sonno a quei cittadini che il giorno dopo devono andare al lavoro o che magari giacciono a letto malati.

Luciano Vitacolonna

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Commenti (4)

  • Gianni M.
    20 settembre 2012 alle 11:57 |

    E’ capitato anche a me.
    Suonano al cancello,guardo la macchia del postino che si allontana. Scendo ed in 30 secondi non faccio in tempo a raggiungerla. Nella casseta “giace” un avviso di giacenza di una raccomandata. A questo punto penso di portare il mio orologio da “Peppino Nunziatino” per farlo riparare perchè oibò mi era parso di averci messo 30 secondi per scendere, ma saranno passate delle ore ed il postino scocciato di aspettare se ne era andato. Poi rientro in me e mi rendo conto che poveraccio quel postino, chissà quante raccomandate deve consegnare e non potendo perdere un solo istante, altrimenti sconvolgerebbe i dati di consegna millantati da Poste s.p.a., quell’avviso l’aveva gia compilato prima di uscire. Mi reco all’ufficio postale e dall’impiegata, ricevo le risposte che ci ha raccontato già Luciano. Pretendo di parlare con la direttrice, alla quale riferivo che non sarei andato via, minacciando denunce, se non mi fosse consegnata la tanto attesa raccomandata. Morale della favola, dopo circa mezz’ora arriva la postina con la mia raccomandata. Le chiedo le generalità, rilevate anche dal cartellino che osteggiava al petto (a dire il vero un pò piccolino) e raccontavo il tutto, questa volta spedendo io una raccomandata, al Dirigente, responsabile dello smistamento Poste s.p.a. di Roma (per chi ne avesse bisogno) Via Tor Pagnotta n.2.
    Poi vengo raggiunto da un senso di nostalgia dei nostri vecchi postini che, nonostante pioggia, neve ecc. camminavano a piedi we non con le Panda e degli avisi di giacenza non ne conoscevano l’esistenza. Un grazie a Corvo, “Cachino”, Rocco del Piano, Rocco “Precoco” ed a tutti i vecchi postini che sapevano fare bene il loro lavoro.

  • Luciano Vitacolonna
    20 settembre 2012 alle 20:53 |

    Caro concittadino,

    ti ringrazio per la tua testimonianza-commento su “Aelion” a proposito del comportamento del personale delle Poste di Guardiagrele. Io non ho voluto chiamare in causa la direttrice, né ho pensato a scrivere alle Poste centrali. Comunque, nel prossimo numero di “Aelion” dimostrerò tutte le pecche dell’avviso di giacenza (un vero capolavoro di contraddizioni e stupidaggini). Un cordiale saluto,

    Luciano Vitacolonna

    P.S.: Non sono riuscito a identificarti, dato che non rendi noto il tuo cognome. Ma non importa.

  • Furaha
    20 settembre 2012 alle 21:51 |

    Hai ragione. Bei tempi quando alle poste c’erano Silvio, Corvo, Cachin, Patazzin, ecc. Erano gentili, efficienti, riservati.

  • Emidio
    10 ottobre 2012 alle 17:24 |

    Il discorso della giacenza non mi pare cosi assurdo in verità….assurdo e raccapricciante sono le giacenze lasciate SENZA suonare o suonando e scappando allo stesso momento. Lo trovo odioso e veramente abbietto…perchè ad alcuni non comporta che un piccolo fastidio il giorno dopo….mentre ad altri crea problemi veramente pesanti.
    A me è capitato di vedere una postina che è arrivata davanti casa mia (io ero non visibile) e fare direttamente la giacenza senza suonare…l’avrei morsa sul collo, ma ho morso la mia lingua e le ho solo chiesto di non farlo più….ma pare sia successo ancora!!!!

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