Le trote di zio Giovanni – Felice Marcantonio

Scritto da Redazione il 17 novembre 2012. Inserito in Costume e Società

Zio Giovanni era uomo di eccezionale sagacia ed aveva uno spirito arguto non comune…Sapeva con i suoi motti provocare sempre una risata o solo un sorriso, secondo le circostanze. Alla scarsa cultura scolastica, non aveva finito di frequentare, forse, neanche le elementari, suppliva con la vivacità del suo ingegno e la battuta sempre pronta.  A me ricordava tanto Bertoldo di cui conoscevo, per averle lette da ragazzo, le avventure. Il suo linguaggio era intriso di strafalcioni e questa era la principale causa di ilarità per chi lo ascoltava. Avevamo pranzato  insieme quel giorno, una buona terrina di orapi e fave. Io sono astemio ma lui un po’ di bicchieri di rosso se li era scolati e la sua loquela s’era fatta sciolta e colorita. Caro nipote,  cominciò in italiano, tu forse non lo sai, mai io, lungo il fiume Foro, ho… ma poi passò a quel linguaggio misto italiano-dialetto che gli era più familiare. A Fur’, seguitò, tiángh’ nu liach’, nu lachètt’ ch’ mo tè Pp’cciul’ p’ la cav’…..L’ha tótt’ sfasciat’ ma, s’ vuóij’, m’ l’ha dardà gna ér’…C’ tiángh’ na cart’ a scrétt’ ( lungo il Foro, seguitò, ho un lago, un laghetto, che ora ce l’ha Ppcciul’ per la cava….L’ha tutto sfasciato ma, se voglio, me  lo deve ridare com’era...C’ho un carta-un documento-scritto ). Ed io: ma zio, che ci devi fare ora, alla tua età, con un laghetto? E lui , pronto: come che ci farei !….C’ facèss’ n’allévamènt’ di ” tróij’” ch’ mo’ vann’ di mód’…Téu’ ch’ n’ dóic’,  n’ è na bbón’ sta  p’nzat”’!!!!

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