U cumpà Vittorij’ – Felice Marcantonio

Scritto da Redazione il 24 novembre 2012. Inserito in Costume e Società, News



Gestiva la più frequentata cantina di Pretoro negli anni 50 del secolo scorso. Per 1500 abitanti a Pretoro c’erano allora circa 35 tra cantine e “fiaschetterie” ed erano il ritrovo degli uomini, di sera o nei giorni festivi. Alle donne non era ancora permesso la loro frequentazione nè era cercata. La bevanda maggiormente consumata era il vino sfuso spesso allungato con gassosa. Servivano, queste cantine, anche per passare un po’ di tempo come pausa ai durissimi lavori dei contadini nei campi e dei pastori nei pascoli. C’erano alcuni tavoli da quattro posti ed un bancone per la mescita. Si giocava anche a carte : scopa, briscola, tressette ed il più semplice, asso pigliatutto ( taijacòcc’).
Vittorij’ era un volpone. Per evitare che i clienti si allontanassero, nascondeva, nel cassetto del bancone, fiammiferi, sigarette , tabacco che rivendeva all’occorrenza, e tanti soldi spiccioli per ridare sempre il resto per non far credito. Per evitare che gli avventori fregassero i fiammiferi di legno ( i furminènt’) sui muri, aveva fissato pezzi di carta vetrata sui piedi dei tavoli senza che si vedessero. In questa cantina si recava, quando poteva, anche mio zio Giovanni per consumare il suo quartino ma più per passare il tempo a vedere gli altri giocare. A Vittorij’ dava un po’ noia che zio consumasse poco e spesso gli passava vicino e, guardando il bicchiere semipieno, gli diceva: Vóiv’, Giuà, ca s’nnò c’ va la mòsch’...Una volta, d’inverno, faceva un freddo cane, zio Giovanni stava vicino alla stufa col solito quartino. La legna nella stufa era finita e lo zio disse a l’oste: Vittò, métt’c’ ddu lain’ a sta stuf’, s’ sta rfr’ddà…Péur’, rispose Vittorio, péur’ o lain’..P’ o vóin’ ch’ cunzéum’ téu, gna facc’ a cumprarl’ ?

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