La parabola di Giach’mócc’ di Luch’ – Felice Marcantonio

Scritto da Redazione il 22 gennaio 2013. Inserito in Costume e Società

Giacomo era un contadino signorotto, un po’ borioso per la verità. Quando dalla frazione Pagnotta di Pretoro, dove abitava, veniva in paese per qualche necessità, come tagliarsi i capelli ad esempio, vestiva sempre elegantemente. indossava quasi sempre un bel panciotto sotto la giacca sbottonata, perchè si vedesse la catenina del suo orologio nel taschino. Negli anni verdi Giach’mócc’ (Giacomuccio), dalla primavera all’autunno, si recava spesso in montagna a caricare letame di pecora per concimare le sue campagne. Si serviva di una mula che cavalcava in salita con palese orgoglio fino agli stazzi di Fonte Tettoni (T’ttièun’). In cambio del letame portava ai pastori i prodotti delle sue terre, pomodori, patate, zucchine ecc. Col tempo Giacomo diventò pesante e la mula vecchia. Vendette allora la mula e comprò un asino. Il suo campo di attività si riduceva sempre più e anche lavorare i campi diventava sempre più faticoso. Vendette allora l’asino e comprò cinque pecore. Intanto il tempo passava inesorabilmente. Gli diventò difficile anche pascolare le pecore. Nacquero cinque agnelli. Chi mi ha raccontato il fatto smise a questo punto, di parlare in italiano ed, in dialetto, concluse: e allèur’ v’nnés’ o pèch’r’ e s’ magnés’ l’ègniáll’…..

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