Mal’piánz’ – Felice Marcantonio

Scritto da Redazione il 1 febbraio 2013. Inserito in Costume e Società

Che penza male, così veniva apostrofato un mio prozio, di nome Rocco che io chiamavo zì Ruccócc’ per la sua bassa statura. L’appellativo era dovuto al fatto che trovava sempre trucchi per non lavorare. Non ne aveva nessuna voglia. Sposato e senza figli ricavava dai campi l’indispensabile per vivere. Era appassionatissimo di caccia, anzi si può dire che la caccia era la sua principale attività. La caccia difatti gli consentiva, nell’arco della stagione venatoria, di disporre di varie prede di selvaggina, stanziale o migratoria, lepri ad esempio o quaglie, o beccacce ecc. Era espertissimo, d’inverno, nella cattura con le trappole di animali da pelliccia: volpi, martore e faine le cui pelli vendeva ai pellai di Rapino. Come ho già detto, zì Ruccócc’, non aveva tanta voglia di lavorare ma più odiava i lavori dei campi, specie la raccolta manuale delle olive a cui da ragazzo anch’io partecipavo.  Una volta intento a tale operazione, me presente poco distante, lo sentivo borbottare in continuazione senza riuscire a decifrare le sue parole. Riuscii però a captare una colorita battuta. Eccola: p’ la madónn’, uann’ la l’óiv’ la mèss’ péur’ lu béusc’ d’ lu chéul’…Era novembre, piovigginava e faceva freddo e gli ulivi, quell’anno, erano stracarichi di frutti!!!!

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