Za Carlin’ Scrucchétt’ – Felice Marcantonio

Scritto da Redazione il 17 febbraio 2013. Inserito in News

Abitava vicino casa mia in via Riparrucci a Pretoro. Donna robusta dai capelli ricci grigio-argento e sempre sorridente.  Il suo sorriso però a me, e non so perchè, appariva sempre un po’ cazonatorio. Passava la maggior parte del tempo a curare le sue galline, una decina più o meno. Le chiamava, all’ora del pasto, pipì, pipì, sciò, sciò e distribuiva loro pugni di granaglie. Al gallo prepotente lanciava l’invettiva: o cch’ t’ pòzz’ a nóm’ accét’r’ jóst’ mo e, come se il gallo fosse capace di intendere, incalzava: vatt’n’  da ècch’ , nd’ satóll’ ma, brótt’ a bèstij’ !

Delle uova deposte dalle galline, parte le usava per le sue esigenze e parte le scambiava coi vicini con altri cibi, pomodori, peperoni o, più spesso, con ricotta e siero. In un certo periodo sembrava che le galline avessero smesso di “fetare”, come in paese si diceva, e za Carlin’ non riusciva a capirne il motivo. La sera le tastava ad una ad una, le uova erano pronte eppure…

Un mio prozio, fratello di nonno, zì Ruccócc’, uomo scaltro, aveva addestrato il suo cane da caccia rosso, a sottrarre le uova, senza romperle,  dalla stalla di za Carolina , così le aveva fresche e gratis tutti i giorni. Quando za Carlin’ se ne accorse, apriti cielo, scoppiò una lite furibonda con la donna che gridava: brótt’ mal’piánz’, t’ s’ magnèss’ i cuiáun’ ssu ch’n’ e altri improperi irripetibili.

E lo zio con astuta flemma: è inót’l’ ca stréll’, oij’ l’óv’ o sò uardat’ éun’ a éun’ ma nc’ sò truat’ scrétt’ u mittènt’….!

Trackback from your site.

60 views

Lascia un commento

Ricevi un avviso se ci sono nuovi commenti. Oppure iscriviti senza commentare.