U crèt’l’ – Felice Marcantonio

Scritto da Redazione il 13 maggio 2013. Inserito in Costume e Società, News

Prima che emigrasse in Canada così veniva apostrofato a Pretoro Ndònij’ Ddam’sócc’, uno dei cinque figli di Nicola Ddam’sócc’. Si era fidanzato con Italina martiáll’, una bella ragazza del paese. Una notte decise di “portarle” una serenata con una radiolina  La collegò, non senza rischi, ai fili della luce della linea pubblica ed attese trepidante il momento propizio per accenderla. Era una calda notte d’estate e si dormiva con le finestre aperte. Finalmente arrivò il momento propizio, la finestra della ragazza si dischiuse e lei si affacciò, timida e pudica. Antonio accese la radio, un lampo ed un botto squarciarono la notte. Un corto circuito aveva prodotto lo scoppio per fortuna senza conseguenze. Ndónij’ era detto “u crèt’l'”, perchè trovandosi all’interno d’una grotta era stato ricoperto da uno strato di materiale umido e bianco staccatosi dalla volta. Ne uscì più morto che vivo come un pesce pronto per la frittura. Per questo motivo e per la sua piccola costituzione fisica fu battezzato “crèt’l'” appunto che a Pretoro indica un grumo di farina bagnata…

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