Giuann’ d’ Fiór’ – Felice Marcantonio

Scritto da Redazione il 31 gennaio 2014. Inserito in Costume e Società

Giovanni era uomo di una giovialità unica. Aveva un bel faccione rotondo e sorrideva sempre, come fosse dotato di una intrinseca, innata, felicità. Era altresì particolarmente generoso. Faceva il venditore ambulante degli oggetti di legno fabbricati a Pretoro, anche da lui stesso, nelle Marche soprattutto. E come quasi tutti a Pretoro coltivava i suoi fazzoletti di terra. Una volta, a mietere il grano, portò con sè, per farsi aiutare, zà Carmél’ d’ Cuntélij’, che prestava opera saltuaria per raggranellare qualche spicciolo. Per mietere s’usava allora il falcetto ( la faucéij’, in dialetto) il cui taglio doveva di tanto intanto essere ravvivato con la cote. Ad un certo punto la donna disse: a Giuà, dà nu còlp’ a quèst’ ngh’ ssa chèut’.

Giovanni vi capì il facile doppio senso e rispós’: a ècch’ mo, mèzz’ o r’n'… e scoppiò a ridere…!

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