Il verbo nel dialetto guardiese – Luciano Vitacolonna

Scritto da Redazione il 22 gennaio 2014. Inserito in Cultura

Nel dialetto guardiese il verbo manifesta delle proprietà e caratteristiche molto interessanti rispetto all’italiano. Va anzitutto precisato che – proprio come nell’italiano standard – esistono tre coniugazioni (I amà, II vëdè, III capì), due generi (transitivo e intransitivo), due diatesi (attiva e passiva, a cui però andrebbe aggiunta la forma riflessiva), due numeri (singolare e plurale) e tre persone. Quanto alla terza persona plurale (ital. essi/esse), la situazione è piuttosto intricata; infatti, invece che al semplice jìssë (più raro il femminile èssë), si preferisce ricorrere o a una costruzione impersonale (ànnë dicë) o a una costruzione ancora più complessa, costituita dal pronome plurale di III persona + la costruzione impersonale, come nel caso “jìssë ànnë dicë ca…” (‘dicono che…’), in relazione al più semplice “jìssë dicë ca…” (‘lui dice che…’). Quanto poi alla forma pronominale impersonale ànnë (di ànnë dicë), essa è forse debitrice al pronome francese on (che a sua volta deriva dal latino homo, ‘uomo’, ‘persona’) e analoga al tedesco man. Pertanto, una struttura come “ànnë dicë ca…” è equivalente al francese “on dit que…” e al tedesco “man sagt, dass…”, che valgono appunto “si dice che…”.

Anche per quanto concerne gli ausiliari la situazione non è semplice, perché la loro scelta e il loro uso non sono né costanti né rigidi. Prendiamo, per es., il passato prossimo in italiano. In linea di massima, se il verbo è transitivo (ossia, se può reggere un complemento oggetto), si usa l’ausiliare ‘avere’ (“ho mangiato una mela”), mentre se il verbo è intransitivo, si usa l’ausiliare ‘essere’ (“sono andato a Roma”). In guardiese, invece, la situazione è più duttile. Infatti, all’enunciato italiano “ho mangiato una mela” possono corrispondere tanto “(më) su magnatë na melë” quanto “(m’) ajë magnatë na melë”; parallelamente, all’enunciato italiano “sono andato a Roma” possono corrispondere tanto “su jìtë a Rromë” quanto “ajë jìtë a Rromë” (la forma Rrome – con la doppia “r” – è dovuta al raddoppiamento fono-sintattico). Se però si ha a che fare con una frase passiva, allora l’impiego dell’ausiliare sarà analogo a quello dello spagnolo o dell’inglese, per cui, ad es., si userà l’ausiliare ‘essere’ al presente o all’imperfetto (“cullù jè/jérë udjatë da tuttë quèndë”, ‘quello lì è/era odiato da tutti’), mentre si userà l’ausiliare ‘avere’ al passato prossimo e al trapassato prossimo (“cullù à/avè štatë vištë da tuttë quèndë”, ‘quello lì è/era stato visto da tutti’).

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