La gastronomia a Guardiagrele

Scritto da Redazione il 11 febbraio 2014. Inserito in Cucina

La gastronomia tipica guardiese ha in sé le  anime che rappresentano le radici storiche della nostra cittadina : quella artigiana, quella contadina e quella di origine borghese e nobiliare. Ciò che la caratterizza alla  fine è la grande variabilità dei piatti e le molteplici differenze dovute alle “contaminazioni”   culturali da un lato e al forte radicamento alle tradizioni da un altro lato. Forni e pasticcerie, oltre alle famose “Sise delle monache”, producono con le ricette originarie dolci  tradizionali e prodotti da forno come i biscotti della salute, i “sospiri”, gli “strozzacavalli” , i tarallucci,”le cicerchiate”, le “funicchitte”, gli anicini, i “celli pieni”, le “pasticce”, i “taralli” di latte. Le macellerie producono ottime salcicce artigianali, rigorosamente senza conservanti, di carne, di fegato, i “mattarelli” o “salcicce di Panza”. Si possono acquistare nel mercato domenicale e negli spacci aziendali caciotte  di mucca e ottime mozzarelle prodotte con latte locale. Miele, olio di oliva ev di varietà gentile di Chieti, farro e lenticchie di Caprafico sono le nostre produzioni di nicchia. Dolcificato con miele di acacia, “L’erbamaro della Majella” , viene ottenuto da infusione di 25 erbe aromatiche e  amaricanti ed è un ottimo digestivo naturale.

Il vino di Guardiagrele per eccellenza è quello della cantina Santoleri: nella zona di Crognaleto vengono allevate le pergole che producono vini pregiati, dal Montepulciano d’Abruzzo che qui trova caratteristiche pedoclimatiche eccellenti, al Cerasuolo d’Abruzzo e al Trebbiano d’Abruzzo.

Ma forse il piatto che più di ogni altro rappresenta l’anima guardiese, soprattutto quella artigiana, sono le “brasciole di cavallo o di asino”, che sono polpette di carne equina condite con sale, pepe, peperoncino, aglio e prezzemolo e poi rosolate lentamente in tegame. Nate probabilmente dall’antica arte dei “chiochiari”,che utilizzavano le pelli equine per fare le “chiochie”, antiche calzature dei contadini, e poi  consumavano le carni di asini e cavalli.

Gino Primavera­

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