L’ostenuto – Felice Marcantonio

Scritto da Redazione il 15 aprile 2014. Inserito in Costume e Società

Mio zio Giovanni, fratello di mio padre, era uomo di acutissimo ingegno. Aveva solo la licenza elementare ma una vivacità naturale di notevole spessore. Mi aiutava a cuocere l’arrosto allo Scoiattolo, albergo ristorante della mia famiglia, per quello spirito di clan di sangue che spesso unisce e, altrettanto spesso divide. Gli piaceva ragionare con me, del più e del meno, specie di politica. Mi riteneva per i miei studi il più preparato del clan. E mi chiamava, impropriamente e con sottile umorismo, dottore, Caro dottore, mi disse una volta in italiano e poi, in dialetto, seguitò : n’n fòss’ mèij’ s’ lu Stat’ dèss’ la p’nsièun’ ai gióv’n’ da 20 a 40 iènn’ e dapu li facèss’ fatià a frustat’ fin’ a la fin’ ? Cercava di persuadermi che in caso di lavoro autonomo, le eventuali società o cooperative dovevano essere costituite da un numero dispari di persone e di non superare tre.

Considerava i politici tutti ladri. Hanno rubato, rubano e ruberanno sempre, perciò, caro dottore, óij’ nc’ vaij’ cchiù a vutà, Mi “ostengo” mi voglio “ostenere” e concluse: voglio essere un ” ostenuto”.

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