U mastr’ Caméll’ – Felice Marcantonio

Scritto da Redazione il 25 luglio 2014. Inserito in Costume e Società

Camillo D’Angelo è stato uno dei maestri di scuola elementare più stimati di Pretoro. E fu lui a prepararmi da privatista all’esame di ammissione nel lontano 1946. Avevo già 17 anni. Sapeva che mi piaceva studiare e fu lui a persuadere i miei a farmici provare. Mi insegnava gratis. Solo di tanto in tanto mia madre legava tre o quattro uova fresche con un fazzoletto e mi diceva: toh, pórt’l’ a u mastr’ st’ ddu óv’. Per la sua timidezza era rimasto scapolo ma sulla sessantina si innamorò di una nubile signorina attempata del paese, Cunc’ttin’ u s’gnáur’. Aveva cominciato a frequentare la sua casa da qualche tempo quando il padre della ragazza, zì Angiulin’, comandò una sera la figlia a prendere una bottiglia di vino in cantina. Non c’era luce elettrica in cantina e la ragazza disse al “fidanzato” di accompagnarla portando con sé una candela accesa. Quando furono soli la donna che avvertiva un tremendo prurito d’amore disse, alludendo : ma, Camé, n’n fì niènt’. E Camillo, accostando la fiammella al viso della donna, rispose: ecchè, mò ta bbréusc’ ( ecco, ora ti brucio)…

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